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Eccomi
Seconda classificata nel Premio Nazionale di Poesia 2018
Edgardo Cantone
Nel giallo dorato degli anni
risuona “Eccomi!"
libro dei morti, capitolo sei.
Eccomi: lo disse ancora
Isaia, lo disse all'aurora Maria.
Così, da lontano,
arriva a me sulle labbra
come una preghiera
che non sa morire
nello spazio tra la mia
e la tua bocca. Nel bacio
lo accogli, tu che sei
l'ordine che abbraccia
il caos senza giudicarlo.
Io che sono come tutte le cose
che tendono per natura
all'entropia ti dico
Eccomi come fosse
l'unica parola possibile
la sola che possa ripetersi
uguale, dopo i miei diluvi
giudizi universali.
Quanto pesa una piuma
quanto la verità
l'occhio deformato
nel trucco o nel pianto.
Eccomi.
Una prostituta prega nella Stazione di Milano Centrale
Seconda classificata nel Premio Nazionale di Poesia 2018
Edgardo Cantone
In tua offerta gli ultimi spiccioli
della mia vita, prima della fine.
Di un rossetto non me ne sarei
fatta nulla dopo, ma del tuo perdono
sì. Chiudere quella porta
è lasciare alle spalle la stazione
ma si sentono ancora
più lontani
gli altoparlanti
i treni in arrivo
i ritardi, le precauzioni
che non voglio più sentire.

Non avvicinarsi alla linea gialla

Rido tra le lacrime
guardandoti in viso
il pericolo era altrove
l'amore non mi ha salvata.
Amen

Per la prima volta
non ho giustificazioni
al tuo bianco mi inginocchio
mostro le mie macchie
a te che non ne hai nessuna.

In stazione tutti mi guardano
sono sporca, sto per cadere
e tutti loro lo sanno.

Hai dato in pasto il mio corpo.
doveva essere un dono
una comunione segreta.
Ora sono di tutti
mi hai lasciata nuda
tra i loro denti.

Cerco la fine, il nulla
preferibile
alle mie ossa usate come stuzzicadenti
e alla mia pelle esibita senza permesso.
Il primo paio di scarpe abbandonato
Seconda classificata nel Premio Nazionale di Poesia 2018
Edgardo Cantone
Il primo paio di scarpe abbandonato
era verde, le ho trovate in attesa
sulla centralina dell'acqua
lucide e verniciate.
Dimenticate sotto la pioggia
dopo un giorno di mercato
o donate ai passanti, usate
nemmeno una stagione.
Un acquario piovano, ombrello
rovesciato. Soltanto un Mosè poteva
prenderle senza bagnarsi, camminarci
dentro, ritirare le maree.
Il secondo paio alla stazione
sotto la pensilina dell'autobus
da uomo, taglia 40
scarpe da ginnastica.
E nemmeno un minuto
per immaginarne la traiettoria
il cammino il proprietario.
Subito un signore si china
le prende senza provarle
e va via.
Rimango a guardarlo
finchè non sparisce
nel buio che fa la guerra
con i lampioni.
Rimango a guardarlo
così, finchè non capisco
che la vita è un viaggio
che consuma le suole.
Siamo tutti scalzi.
Ursola
Letta al Festival Parco Poesia 2017 da “Cuore quarantena" (CartaCanta editore, 2017)
Ursola chiedeva: toglietemi il sangue
dalle vene
; Ursola una volta
era bambina e rideva,
diceva di parlare con una rosa,
si feriva le dita bianche. La spina.
All'Ospedale degli Incurabili
arrivata a trentatrè anni
internata, ricoverata per pazzia.
Le tagliarono le unghie cortissime
­ si feriva le braccia, i polsi.
Le mancavano le rose:
per tutta la vita ne cercò le spine,
i tagli sul corpo ­ quella presenza,
la voce che non doveva dirle addio.
Anna
Letta al Festival Parco Poesia 2017
Anche oggi una nuova Anna si è buttata
tra Modena e Reggio Emilia.
Attraversare la linea gialla
come il suo salire, uno ad uno
i gradini fino alle rotaie.

Perchè non spegnere la candela
quando non c'è più nulla da guardare?

Spegnerti come spegnere tutto
la pace è un'allucinazione
- il ricordo dell'uomo schiacciato
nel giorno della vita, quell'incontro.

Anche oggi una nuova Anna si è buttata
tra Modena e Reggio Emilia.

Come entrare nell'acqua, il tuffo
mai così puntuale - un segno della
croce, manca la benedizione, l'acqua
santa mentre dici, ultime tue parole,
"Perdonami tutto" e non sei
più dove eri, nel salto
ultimo, fine della lotta.

Per te fermano i treni, Anna
la tua caduta la annunciano
gli altoparlanti, i ritardi
che non sanno pregare
per te che eri, che non sei.
Isaia
Letta a Periferie di viaggio 2017
Le pance senza figli
sono palloncini sgonfi, non volano.
Isaia, mi chiami ogni notte
dal cordone ombelicale,
mio figlio senza corpo, solo nome.
Reale, già vivo, già parli, quanti anni
prima del tuo compleanno.
Sempre mi chiedi di nascere
la mattina la mano trema.
I tuoi panni ancora da comprare,
lavare, stirare. Come vuoi
abitarmi, Isaia, nel mio ventre
rema, naviga tutte le acque
del mio corpo. Trova nel sangue
la traccia di tuo padre. Chiamalo,
anche a lui chiedi l'esistenza,
il miracolo della vita che si compie
se la cerchi innamorato nell'abbraccio.
Ti porterà sulle spalle, risponderà
alle tue domande segrete
come io ho cercato di fare.
Dare a te tutto quello che sono,
insegnarti come brillare, le cadute
necessarie per la luce, mostrarti
l'amore dove conduce.
Se il grano mi arriva alle ginocchia
Finalista nel Premio Nazionale di Poesia 2017
Edgardo Cantone
Se il grano mi arriva alle ginocchia
ritorna la benedizione delle rondini.
Ritorna l'arcano e anche il cactus
certe estati sa fiorire. Avverami.
Nel tuo dire il mio nome sarà
come compiere un rito,
la promessa è tenersi
tra carne e cielo.
Pronunciami
come le cose che devono
esistere, il senso che non trovo
tu mi fai, di nuovo.
Darsi e sottrarsi i sensi
Finalista nel Premio Nazionale di Poesia 2017
Edgardo Cantone
Darsi e sottrarsi i sensi
la vista persa è
vista raddoppiata
se tutto ha il segno
preciso del tuo nome.
L'amore continua a moltiplicarsi
nelle comunioni a distanza
quando vederti è il viaggio
che coincide, i doni
nelle vie a senso unico.
Senti anche tu
l'asfalto aprirsi l'abisso
i colpi sbagliati del rasoio
la terra tagliarsi come una ragazza
tutta cuore e cicatrici
ora che vai.
Impotente l'amante che bacia
Finalista nel Premio Nazionale di Poesia 2017
Edgardo Cantone
Impotente l'amante che bacia
la febbre dell'altro e non cura.
Certe veglie non bastano
- la tua voce al cielo
è arrivata troppo tardi.
Amare forse è questo
chiedere salvezza
e non poterla avere.
Dicono che dal padiglione Ovidio
Terza classificata nel Premio Nazionale di Poesia 2016
Edgardo Cantone
Dicono che dal padiglione Ovidio
non sia mai uscito nessuno
con le proprie gambe, vivo.
Come i castelli sorvegliati
da dragoni in digiuno, le gole
infiammate sui ponti,
sopra tutta la vertigine della terra.
Esistono le eccezioni, gli eroi
che sanno camminare sul nulla
di una fune logorata,
i Teseo che si salvano dai mostri.
Sono pochi, si contano
sulle dita dei superstiti.

I corridoi non hanno passi
nè prove di volo per rialzarsi.
La malattia qui
taglia i nervi delle gambe,
ti concede un letto, ruba
ogni dove. Così
i colori pastello dei muri
le fotografie, i disegni
dei bambini appesi
non sono per loro
ma di chi resta a guardare
le cadute non concesse
le paralisi forzate.

Rimanere fuori, non superare
il confine delle porte
la tua ultima stanza
era il mio rifiuto
della tua e nostra morte,
l'urlo estremo del “non ora".
Ma la luce entra ancora
dalle tendine e il tuo viso
è come in sonno, senza ombre,
non ti hanno ucciso.

I baci caldi sulla tempia
a benedire le nostre spine
si fanno edera che sale
fino al soffitto, al cielo
della stanza d'ospedale.
Ora che è sconfitto il difetto
anatomico, è l'inizio.
Pater noster
Terza classificata nel Premio Nazionale di Poesia 2016
Edgardo Cantone
Nella sala d'attesa
- la vera rigidità dei corpi -
c'è chi prega mentre riempie
cruciverba, definisce
ciò che è, ciò che può essere.
Così mia madre nelle ore
infinite al Bellaria.
Non può entrare nessuno
nel reparto rianimazione
nemmeno tua figlia.
Padre nostro
il nostro pane...
All'ultima persona
prima del tuo sonno,
l'anestesista francese,
dì che per salvarci
dobbiamo essere in due,
dillo prima tu
così dalle tue labbra
posso imparare a ripeterlo.
La rosa
Terza classificata nel Premio Nazionale di Poesia 2016
Edgardo Cantone
Spiri e ti slacci le mattine
tra acqua, crepa di vaso e cesoia.
Non chiedi altra terra
se hai i passi recisi, solo mani
che prendano radici.
Nessuna campana di vetro
e il vento deve arrivare
i petali hanno lo slancio
della vita che sa cadere.
L'amore è più forte della morte
Afrodite lo sapeva nella corsa
del fiato, dietro al cacciatore,
il sangue versato sul roveto.
Le rose nascono dal sacrificio
rosso di chi ama, implora
la salvezza del respiro
che la vita dell'altro non finisca.
Umana impotenza
Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia 2015
Agostino Venanzio Reali
Quanto impotente sia l'uomo
lo capisci davanti a uno specchio
con lo spazzolino in mano
quando sai guardare solo il lavandino
l'acqua che scorre e lo bagna.
I pianti sotto la doccia
pregare di diventare acqua
per finire nelle tubature
e disinfettare. I mali incurabili
si propagano nell'attesa
del niente umano.
Nulla possiamo fare
anche se tutto ci è dato.
Ma lascia che i tubi dell'ossigeno
ti illudano di respirare,
tieni ancora il braccio teso
perchè fluisca la flebo.
Mentre ti guardo guarire
il male è già entrato, diffuso
contagioso come la risata
che non ti so dare.
Sguardo vitale
Letta al Festival Parco Poesia 2015
Nasciamo come bulbi sotterrati
che fioriscono dagli occhi,
impariamo che sono gli altri
a partorirci con lo sguardo.
Se tu mi guardi ti lascio
le mie radici da vestire,
tutte le eredità degli anni,
le ciglia, finestre sulle palpebre.
Così ti compio anch'io, perchè tu sia
sangue, terra e acqua
sostanza visibile.
Lasciamo che si uniscano
le nascite con gli sguardi,
darci la vita come un respiro.
Permeabilità
Finalista nel Premio Nazionale di Poesia 2015
Edgardo Cantone
Somiglio alle pozzanghere
che aspettano la pioggia per vestirsi
di solchi, cerchi concentrici.
Così ti ricevo, come acqua
che scava le costole,
in punta di piedi, sollevando appena
la testa per guardarti
mentre cadi su di me
e ti fai goccia, io conchiglia.
Uno sguardo al posto delle ossa
Finalista nel Premio Nazionale di Poesia 2015
Edgardo Cantone
Lo sguardo che sostiene il corpo
per sottrarre alla gravità le mie cadute
è la benedizione dei passi
che non sanno restare.
Dopo anni ancora non conosco
le distanze di sicurezza
continuo a percorrerti gli occhi,
quasi giurerei che non esistano
uscite d'emergenza dall'incrocio
pericoloso delle mani.
Così si cammina, nel desiderio
alto che accetta ogni attesa,
si impara a dare la precedenza
agli amori che respirano in silenzio.
Dimenticanze
Finalista nel Premio Nazionale di Poesia 2015
Edgardo Cantone
Oggi vorrei giocare con la cravatta
che non metterai, impolverata
ad attendere le mie dita per i nodi.
Nascondermi nel tuo armadio
tra i vestiti che ignori di avere,
posso farmi manichino
di tutte le stoffe dimenticate.
Sono la gruccia esile dei tuoi giorni,
quando ignori di avermi
e io aspetto appesa
con il collo tirato.
Leuconoe
Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia 2014
Agostino Venanzio Reali
La fretta degli astri nei miei passi
candida illusa a chiederti presagi
non sai decifrarmi le vie delle mani
solo consolarmi con carezze.
Mi bendi gli occhi,
mi chiedi di vivere l'istante,
io che so solo farti sì col capo.
Cogli il frutto, raccogli il fiore
non rischiare che appassisca
sotto il tuo sguardo di bambina.
Ma io voglio solo istruzioni,
sapere che abiterai le mie strade,
essere il vigneto che ti sporcherà le labbra.
Ingenua rincorro le tue parole
non fidarti del domani, dici,
io vorrei solo affidarmi a te.
Alessandro
Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia 2014
Edgardo Cantone
Vorrei cucirmi nei tuoi anni
e non sfilarmi da te mai.
Aggrappata alla tua pelle
temerei gli urti
e le forbici distratte.

Vorrei mettermi nei tuoi panni
e non fraintenderti mai.

Tu mi stringi più forte la mano
quando incontriamo le strisce pedonali.

Conosci i miei inciampi,
nel tempo hai imposto ai tuoi passi
di rallentare un poco
per accompagnare i miei.

Vorrei fingere di non aver mai amato
per imparare a tremare con te.

Conosci le mie bugie,
nel tempo hai trasformato
le mie labbra, metamorfosi
di acqua pura.

Vorrei confondere le tracce, immaginare
che saresti stato mio comunque,
avresti rallentato ugualmente
se non fossi caduta
proprio davanti a te.
Porta spalancata
Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia 2014
Edgardo Cantone
Ho lasciato la porta spalancata
ad accogliere il vento
le foglie accartocciate sulla soglia.

Attendo il tuo bussare fermo
per correrti negli occhi,
calpestare la distanza.

Sono pomelli le mie mani
devi prendermi senza chiedere permesso
entrare nella casa delle dita.

Te ne andrai in silenzio, sottovoce
maledicendo l'ombra che ti tieni dietro.
Voglio solo inseguirti piano.
Ricordo
Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia 2014
Edgardo Cantone
Posso chiederti di restare
immobile nelle conchiglie.
Tenerti attenta all'orecchio
imitare il tuo suono di burrasca.
Ma da quando non ci sei
ho imparato ad alzarmi dal ricordo
come i gabbiani lasciano gli scogli.